trecento

3003

colonna sonora: tyler bates – returns a king, wagner- cavalcata delle valchirie.

premessa. non posso darvi la planimetria del ristorante ma vi dò (io uso ‘dò’ per disambiguare) alcuni indizi. è a due piani; nel sotteraneo c’è il nostro spogliatoio (antro infernale) e i cessi. il piano superiore ha tre porte di accesso: due adiacenti (con una arrivi direttamente in cucina, l’altra dà sulla cassa) e una isolata sul davanti (l’ingresso pricipale). il servizio comincia alle 18 ( io arrivo sempre alle 17.20, chiamatelo stacanovismo). il ristorante apre alle 19.30.

ore 18. dopo aver fatto tutto quello che c’era da fare, sto allegramente leggendo un libro. siamo io e balboa. una vecchia bussa alla saracinesca e ci dice che è stremata dal giro delle luci; mando balboa in avanscoperta (sperando che la uccida con l’alito) e scopro che la alda merini dei poveri ha prenotato un tavolo per 40 vecchie. fanno parte di un’associazione inutile della quale non gliene frega un cazzo a nessuno. comunque, sono vecchie con i denari.

ore 18.30. mangiamo noi del personale.

ore 18.50. un esercito di vecchie comincia ad entrare da tutte le porte del ristorante (lasciate incautamente aperte) dicendo che hanno prenotato (sì, ma noi siamo ancora chiusi). digerisco a stento lo scarpariello fatto dallo chef e vado a fare pipì… quando le vecchie bussano alla porta del cesso facendomi bloccare il fiume giallo. mi cambio al volo: camicia, corazza ed elmetto.

ore 19. la gente cerca di entrare dalla porta della cucina. lo chef, spaventato, la blocca con bidone della mondezza ed estintore.

ore 19.15. non abbiamo più scampo. la gente alza la saracinesca ed entra come se fosse casa loro.  giustificazione: abbiamo i bambini che hanno fame (non è un mio problema se tu hai figliato a iosa).

ore 19.30. butto una bestemmia supersonica e, tutto ad un tratto, un black out.

ore 19.40. torna la luce e io penso al suicidio o ad una bomba nucleare o a una bomba batteriologica perché… indovinate? la gente è entrata anche con le luci spente. e plof: dopo il black out, ci ritroviamo la sala piena.

ore 1.00. prendo l’auto e vago per mezz’ora in stato di shock.

ore 2.15. sono a casa e devo mettermi a leggere il don chisciotte che mi è costato quasi due giorni di lavoro (tutti soldi meritatissimi, eh!).

dove cazzo sta l’interruttore che spegne queste cazzo di luci d’artista? mi sembra di essere allo zoo ed avere a che fare con scimmie sottosviluppate che pisciano quando gli viene da pisciare. ironia della sorte: abbiamo fatto spaccati 300 coperti.

ah, un piccolo fatto: alcuni si sono accomodati nel nostro spogliatoio pensando fosse la sala d’attesa. si sono seduti di fianco alle scarpe di balboa, il che vuol dire semimorire asfissiati.

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