ogni tanto i miei estrogeni mi portano a riflettere su cose che non capisco e delle quali non mi intendo; cose tipo l’amore. ma come film di bassa lega (bridget jones, che io ho visto) insegnano, anche un fenomeno da baraccone come me può trovare un uomo. infatti io ho dexter.
questo pseudonimo ovviamente ha un senso. non che il mio fidanzato sia un killer, è solo un po’ psicopatico. lo adoro.
è alto, carnagione spettrale, barba e baffi, occhio geneticamente errato (gli occhi chiari sono un errore genetico e poi è miope), tendenza ai calcoli renali, molto magro… direi tendente all’anoressico. è bellissimo.
secondo le convenzioni sociali siamo una coppia, o per dirla alla facebook: fidanzati ufficialmente. insomma, io conosco sua madre… che, quando ha saputo del mio astenermi dall’inghiottire animali morti, stava morendo di infarto perché per lei è una convinta sostenitrice della soppressata.
noi siamo quelli che non si prendono per mano (io sono bassa, lui è alto, mi si bloccherebbe un braccio), noi siamo quelli che schifano venezia (spero affondi presto), noi siamo quelli che non hanno trovato parigi romantica, noi siamo quelli che non si guardano per ore negli occhi, noi siamo quelli innamorati di altre cose (io dei libri, lui del suo lavoro). eppure abbiamo un senso.
io sono quella che lo chiama essere geneticamente modificato, biscotto insapore, biscottino al vaiolo, fiorellino appassito; sono quella che gli riversa addosso i miei periodici attacchi di bovarismo; sono quella che ha le mestruazioni e le loro conseguenze; sono quella che controlla la crescita della sua barba e dei suoi capelli grigi; sono quella che quando non riesce a dormire gli scruta le stempiature; io sono la parte meridionale della coppia: se solo si accosta ad un’altra femmina gli taglio le palle senza dire né a e né b.
dexter è quello che mi manda messaggi romantici contenenti il fatturato dell’azienda; lui è quello che mi abbraccia perché salute&benessere ha detto che abbracciare fa bene; lui è quello che prenotò a parigi due letti singoli; lui è quello che con orgoglio mi fa vedere l’avambraccio destro in allenamento per dimostrarmi che non mi tradisce (abitiamo in città diverse quindi provvede da solo al trastullo); lui è quello che, alla visione del film d’animazione le cinque leggende, faceva il tifo per l’uomo nero.
eppure lui è anche quello che non nota le mie mutande poco femminili, che non fa caso al fatto che non sono romantica, che non mi attacca perché mi sono iscritta tardi all’università (alla tenera età di 25 anni per la cronaca), che sull’aereo mi abbraccia automaticamente al decollo perché ho paura, che non pensa che sono un mostro solo perché schifo i bambini.
insomma, non so se ha molto senso ma lui odora. e noi siamo animali, giusto? il suo odore è uno dei pochi che tollero. e mi piace.
noi siamo estimatori dei primati e dei comportamenti base senza fronzoli… in pubblico. in privato ci odoriamo.
