io e hornby

io e nick hornby siamo uniti dal destino. nel suo libro ‘sono tutte storie’ ho letto un fatto che io predico da anni.

“La narrativa contemporanea non è male, ma che cosa ci insegna? è scritta quasi tutta da un branco di artisti pseudosfigati che non hanno voglia di uscire a cercarsi un lavoro come si deve e che comunque non sanno niente del mondo.”

semplificando il concetto e portandolo su un piano linguistico meridionale, si dice: la gente, oggi, vuole scrivere i libri perché la penna pesa meno della cardarella.

è come un tizio che dice ‘faccio il pittore’ e poi la sua pittura consiste in uno scippo su un quadro che non significa un cazzo, o nel fatto che una volta ha pittato la parete della camera da letto. è come quello che dice ‘faccio il cantante’ = vado a cantare le canzoni di gigi d’alessio ai matrimoni.

non bastano i dreadlocks, gli occhiali da intellettuale e la pashmina di cashmere arravogliata in gola per scrivere libri.

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