quando si pronuncia la parola fioretto io penso alla scherma; penso a quella specie di spada che alla fine tiene un bottone. penso ad uno strano vezzeggiativo/diminutivo (fate voi) della parola fiore. penso alla farina di mais. insomma, a tutto penso tranne che alla maronna. anche se la nomino spesso nell’arco della giornata.
mi hanno spiegato che se fai un fioretto, poi ti senti in pace con te stesso.
overament’?
io vedo gente che jastemma quando fa il fioretto.
il mio amico licia, gay dentro e fuori, ha fatto il fioretto della cioccolata. stasera, quando ha visto la torta caprese, stava spaccando tutto il locale perché non se la poteva mangiare… e, dato che è molto cattolico, ha menato una jastemma al bambiniello.
un’altra mia amica, che mo’ mi caco il cazzo di trovarle uno pseudonimo, ha fatto il fioretto dell’alcol (una cosa improponibile). sera, dopo sera, la vedo che sta sempre più incazzata. uno non è che si deve alcolizzare, ma il calmante ci vuole. soprattutto se lavori in un locale e hai a che fare con le peggio zantraglie e i peggio cachielli che si mettono la giacca a matrimonio della sonrisa il sabato sera.
poi c’è chi fa fioretti strani. tipo il fioretto del non farsi fare soffoco’ (‘troncatura alla francese‘. cit.). per un uomo, l’astensione dal soffoco’, può essere letale. e quindi, stima per loro.
io, non ci credo a queste penitenze e sacrifici. se pure mi voglio unire allo spirito del fioretto, il mio sarà: non bevo dal bicchiere, solo dalla bottiglia.