se penso a mia mamma, penso al fatto che non so come sia ancora viva tra me e mio fratello, che siamo notoriamente due balordi di prima categoria.
tra la mia adolescenza e quella di alessandro, mia mamma ha rischiato almeno una trentina di infarti. come picasso ha avuto il periodo blu, io e frat’m abbiamo avuto il periodo supercàzzola… che comunque ancora non è passato.
mamma si ricorda sicuro quando, al liceo, ho tenuto le scigne nel cervello che mi dicevano di non studiare e di fare filone (mi leggevo i libri che dicevo io, non quelli che dicevano loro). soprattutto si ricorda del rapporto odio/amore che tenevo con la professoressa di italiano. facevo temi bellissimi e alle interrogazioni non parlavo… perché la tenevo sulle palle. e non so come mamma non sia morta, dato che lei all’istruzione ci tiene assai.
mamma si ricorda di quando, verso i miei vent’anni, dissi: ma’ domani vado a lavorare a roma. e dopo manco un anno: ma’ domani me ne vado a lavorare a milano. quando mamma mi venne a trovare a milano, stava sbattendo a terra. abitavo in un monolocale che teneva un tasso di umidità a livello di reumatismi alla renoir… in omaggio, ti davano la muffa vicino al muro e animali non identificati nella vasca da bagno. questo monolocale stava nel quartiere harlem milanese, abbastanza famoso per lo spaccio di vari fatti. a me però là mi sapevano tutti quanti, quindi stavo tranquilla… anzi, vi dirò, mi guardavano pure la macchina questi tizi poco raccomandabili. la potevo lasciare anche aperta, nessuno se la sarebbe mai arrubbata.
a mamma venne il definitivo scappellamento di uallera a sinistra quando mio fratello, alla tenera età di sedici anni si fidanzò con una soggetta improponibile. una che quando parlava ci volevano le vrancate di cemento per chiuderle la bocca. poi, per fortuna, chest’ capì che mio fratello non è tipo da matrimonio. così, ce la togliemmo da davanti alle palle. e mamma tirò un sospiro di sollievo (anche perché se quella veramente si voleva pigliare a mio fratello, doveva passare prima sul mio cadavere).
sollievo che durò poco perché poi io mi fidanzai con un tizio ancora più improponibile della signorina qua sopra. però almeno il mio parlava italiano.
alla fine, questo post potrebbe continuare all’infinito ma meglio smetterla qua.
tutto questo per dire che, alla fine, non è vero che quelli che ti vogliono bene li tieni solo in tasca (gesto di pollice e indice che si sfregano). una mamma, pure sei sei mezzo scemo e fai le cose alla supercàzzola, ti ama sempre. buona festa della mamma, mamma.