una storia in cinque pezzi

che io amo nick hornby è risaputo, la gente ormai tiene la uallera abbuffata per tutte le volte che ho nominato alta fedeltà e la top five e il championship vinyl. adesso ho deciso di ripercorrere il più grande fallimento semiamoroso della mia vita, quello con dexter. devo fare il punto della situazione, o forse devo fare il punto dell’accettazione. non lo so. diciamo che per due anni ho messo metà bustina di zucchero di canna nel caffè. l’altra metà la metteva dexter nel suo. mo’ mi piglio il caffè amaro. vedete come sto arruvinata. AAAAAAANDIAMO AD INCOMINCIARE.

mannarino/me so’ ‘mbriacato. ricordo con dovizia di particolari quando dexter me la pubblicò sulla bacheca di facebook. sì, perché lui era uno che non parlava, ti faceva capire le cose per rebus. a livello che quando ti doveva dire un fatto cacciava una cosa a tipo sequenza di fibonacci. comunque, io non ci feci caso a che voleva dire con questo pezzo perché quando uno mi corteggia io dormo con la zizza in bocca. la cosa finì là.

de andrè e premiata forneria marconi/bocca di rosa. dopo una specie di corteggiamento che lo sapeva solo lui, andammo a roma e, secondo le regole del romanticismo più avanzato, ci ritrovammo in veste adamitica. siamo stati per parecchie settimane dopo con lo scuorno in faccia a livello di timorati di dio. ancora mo’ gli esperti mondiali di comportamento delle scigne stanno cercando di capire il perché di questo scuorno.

gianfranco marziano/mammeta. dopo tre mesi di incontri che nessuno doveva sapere niente, io stavo placidamente facendo la ricotta a casa e stavo ascoltando il faraone, quando mi arriva un essemmèss’ che mi dice: scendi, caffè. a tipo telegramma. stop. e insomma, quella sera ufficializzammo questo fatto che tenevamo i sentimenti al di fuori degli organi genitali. ci dicemmo una cosa tipo io non ti vedo come un’amica; eh, manco io ti vedo come un amico; occhei; occhei. lo so che non suona molto romantico, ma noi eravamo una coppia da film di paura, una cosa a tipo shining.

ronnie james dio/holy diver. quando seppi che se ne andava a lavorare a roma, tenevo questo pezzo nelle orecchie e un mannaggia il pataturco nella bocca. da qua in poi fu tutto in discesa. i rapporti a distanza sono difficili. stasera andiamo al cinema? aspè, mo’ prendo l’aereo.

99 posse/comuntwist. “Riteniamo che l’attuale situazione di non chiavamento, nonché di stipsi emozionale, porterà ad una rottura dell’invisibile filo che lega le due parti in causa.” questo fu il verdetto del mio tribunale interiore. e io, stavo seduta manco come protagonista del processo, stavo in mezzo al pubblico con la uallera messa a mo’ di sciarpetta. e infatti poi una sera, dexter disse che non è cosa. e io risposi va bene non ti preoccupare. però avrei voluto dire accir’t, tu e tutta la razza tua.

e chest’è. niente piagnistei, niente muri del pianto. solo uallera e cinque pezzi. la top five della uallera.

Lascia un commento