il sonno della ragione genera mostri

la gente non sta bene, ed io con loro. almeno io lo ammetto.
e immaginate che non fa ancora tanto caldo… quando ci saranno quaranta gradi sotto all’ombrellone algida, la gente uscirà proprio pazza e si meriterà gli schiaffi nei molari.

avete mai sentito parlare del cliente fisso?

il cliente fisso, si presuppone, è quello che dovrebbe cacare meno il cazzo. è quello che dovrebbe essere di casa, e di conseguenza comprendere determinate dinamiche.

i clienti fissi sono come i giapponesi: li puoi trovare ovunque. al bar, dalla meretrice, dal parrucchiere, dall’estetista, dallo scarparo, al ristorante. e qua casca l’asino. perché di asino trattasi, per non dire capa a zappone (essere mitologico con corpo umano e testa a zappa).

un cliente fisso che mi sta particolarmente simpatico, come un gatto che ti sta attaccato alle palle con le unghie e che per giunta ha la lebbra, merita due righe.

diciamo che questo tizio si appresenta sempre con la faccia che chissà quale guaio nero o piaga d’egitto ha passato, ti guarda e non dice niente, si va direttamente a sedere. e non sia mai trova il suo tavolo occupato, comincia una litania senza fine che pure gandhi gli darebbe una capata in bocca. si trasforma in una cosa a metà tra bryan adams e quel lamiento di  dawson di dawson’s creek.

clientefisso è un impiegato. voci di popolo (balboa) mi hanno detto che è talmente scemo che a lavoro non sanno che gli devono far fare, ogni tanto lo mandano in pausa senza motivo. come dice il giffonese amico mio, la mediocrità paga.

come spesso capita, gli scemi si atteggiano malamente. clientefisso ostenta il fatto che guadagna bene tenendo sul tavolo due iphone, mentre mangia… dato che l’universo femminile l’ha rinnegato per ovvi motivi, va a cena con ruzzle. ogni tanto lo vedi che si fa un autoscatto con la birra vicino alla faccia, una cosa troppo triste perfino per una testa di chiuppo.

alla fine mi dispiace pure certe volte, perché capisco che è deve essere proprio solo… il mio dispiacere dura fino a quando mi chiama con lo schiocco delle dita.
ma manco nel medioevo il signore chiamava al vassallo con lo schiocco delle dita. giuro che se incontro clientefisso fuori dal ristorante, in mezzo alla strada, lo chiamo con un fischio a uso craparo che mi sono imparata quando frequentavo lo stadio.

mo’ capisco pure perché non chiava! il sonno della ragione genera sarchiaponi maleducati.

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