daje

sono sempre felice quando qualcuno trova il lavoro per cui ha studiato, o trova un lavoro e basta. conosco un sacco di persone che lavorano altrove, non necessariamente all’esteroestero… parlo di coloro i quali faticano all’estero qua vicino, cioè fuori salerno ma sempre in italia. sta bene. milano, torino, genova, roma (che comunque io con roma sto a constazione, non dico assai… ma una piccola epidemia di febbre gialla nel palazzo di dexter ‘a putess’ pure fa).

quello che non va bene è la trasformazione.

la trasformazione avviene quando uno di salerno, dopo un po’ che si è trasferito, torna nella terra natia per le ferie e si comincia ad atteggiare. e non solo si atteggia a vacante, parla pure male della città che gli ha dato i natali (e le pasquette a fiume calore).

c’è un locale a milano che ti dà dei canapé squisiti!  (il canapé è quel fatto a tipo antipasto che ti alliscia solo lo stomaco, se ti vuoi apparare ti devi magiare un camion a rimorchio di canapé).
ma se tu quando stavi qua ti mangiavi pane e purpett’ e scarole scavurate… e senza che parli con quella cadenza milanese, lo sappiamo che sei di pastena.

la gente che si scorda le radici pure fa parte della confraternita dei frat’ ro cazz’.

ma tu vuoi mettere un colorato va’ aiz’ ‘a merd’ con un grigio va’ a ciapà li rat’?

quando ci abitavo, di milano mi piaceva lo stipendio a fine mese… per il resto, lo sapevano tutti che sono nata con i piedi nell’acqua.
e comunque, io agevolavo l’incontro tra le nostre diverse culture: quando menavo una jastemma nel mio dialetto, poi facevo la traduzione.

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