coverdose

e niente.
in questo pomeriggio autunnale, che sembra primaverile per tutti i muschilli che ci stanno e che ti attaccano a uso trecento, vado al parco a leggere efraim medina reyes e schiatto una zanzara come fa dexter nella sigla. sono soddisfatta.

e ci stanno i bambini che giocano a pallone, e le mamme ingioiellate fanno il pic nic nel parco menando le carte per terra e le schifo. le schifo assaissimo. sono come quelle femmine francesi alla corte di re sole che si mettevano il profumo da sopra alla letamma; se non ti lavi è inutile che ti metti il profumo per accummigliare che fai schifo, perché farai schifo di più. state a livello delle cover dimmerda.

e mentre scrivo mi rendo conto che non sta bene cominciare le frasi con una congiunzione, e chrome mi continua a sottolineare in rosso le parole che in testa a lui sono sbagliate. la sai una cosa chrome? ti sei sottolineato pure “chrome”! cioè, sei proprio scemo. stai a livello di berlusconi.

poi, torno a casa e un mio amico mi rallegra la giornata mandandomi su facebook una foto di un sacco di tempo fa. poi dici che ‘sti social network non servono a un cazzo..
una foto di quando ancora portavo l’orologio perché alle nove dovevo stare a casa, sennò gli allucchi di mamma arrivavano al settimo piano.
mica come a mo’ che l’orologio lo portiamo solo perché non teniamo tempo.

l’orologio dei grandi è come il correttore automatico.
quando t’ vuliss’ sentì un poco libero, ti corregge dicendoti che tieni le catene, che è tardi!
e allora beati i criaturi, che sudano, che corrono, e che non tengono canottiere da sotto.

placebo. too many friends.

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