metempsicosi

nel titolo ci sta una parola difficile che vuol dire, molto a pane e puparuoli, trasferimento di un’anima in un altro corpo.

secondo me la mia anima ha sbagliato corpo; no, seriamente… perché nun è possibile.

la mia anima doveva stare in un corpo alto uno e ottanta sempre depilato, ubicato in una casa a tre piani a los angeles dove stavamo io, la piscina, le piante a salice piangente, una macchina sportiva e un vespino, e tre cani di cancello.

e invece la mia anima sta in un corpo alto un metro e sessanta dal bacino meridionale, in terra salerno insieme a un pesce rosso aspirante suicida, dove l’unico salto di qualità consiste nel passare dalla depressione all’atarassia.

innanzitutto, dato che ormai per lavoro scrivo, mi dovevo comprare un computer nuovo che per caricare una pagina web non ci mettesse nove mesi a uso parto di sette gemelli.
me lo compro e mi arriva un corriere poco essere umano, molto sperimentazione animale. dopo una settimanella di installazione di tutti i sistemi operativi del mondo, io e altre menti nobel, arriviamo a capire che tiene la scheda wireless a uso cesso dopo che ti sei mangiato i fagioli messicani.

va bene. non fa niente. lo cambiamo. stai calma.

ma lasciatemi fare qualche considerazione sul lavoro di ghostwriter, una cosa al quale molti hipster, con cappello di lana azzeccato in testa pure la stagione, ambiscono.
prima di tutto, bisogna accettare le conseguenze che ne derivano a livello fisico: cervicale, scartiello e gomito dello scrivano.
se prima al mattino quando ti svegliavi la prima cosa era lavarti i denti, mo’ è guardare la mail, con il rischio grossissimo che una volta aperta la mail resterai senza lavarti e con il pigiama per tutto il resto della giornata attaccata al pc.
prima i tuoi problemi riguardavano l’unghia incarnita o il ginocchio valgo, mo’ il tuo unico problema è word. colui che ti formatta i documenti a capocchia e senza motivo al millemillesimo capitolo. moccamammt.
in tutto ciò, colui che firmerà ciò che stai scrivendo tiene quasi sempre il ciclo perenne: sai vorrei una cosa tecnica ma sognante, una cosa scritta con il cuore ma allo stesso tempo cinica, una cosa che sia originale ma classica. una volta che hai scritto settecentomila parole tecniche ma sognanti con il cuore ma ciniche originali ma classiche, ti dice che forse forse lo vorrebbe con diversa interlinea, margini più stretti, rientro speciale, font che fa più scena e tutta la maronna appresso.

ah, e se puoi mi serve per domani! 

io per domani ti posso dare un calcio in bocca.
grazie per averci preferito.

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