ti potrei sorprendere, sai.

uno certe volte lascia correre perché fondamentalmente è una brava persona, è educato, o semplicemente perché ormai è arrivato ad un punto di non ritorno che va oltre la soglia massima del cacamento di cazzo.

io penso che se uno tiene la cultura, in qualsiasi campo, non è che deve stare sempre là a dire: eh, ma io tengo una certa cultura, perché non gliene frega un cazzo a nessuno. e comunque, la maggior parte di questi soggetti, tengono la cultura solo perché tengono gli occhiali.

io ti chiedo simpaticamente: come stai? tutto bene?, e tu mi vuoi tirare il pippone sul fatto che la stratificazione di classe non rinvia all’opinione soggettiva degli individui circa il loro status sociale, ma a condizioni materiali che consentono ad alcuni, rispetto ad altri, di avere un maggiore accesso ai beni materiali, culturali e sociali in genere. e infatti, ti volevo dire che, dopo che ti sei imparato questo fatto a memoria, “se passi l’esame papà ti regala il subcomandante marcos”. 

e magari uno passa per quello scemo perché non risponde, o non intrattiene lunghissime pippe sulla società capitalistica, o sulla musica indie (che comunque, essere indie sembrare le palle), o sui cereali di marca che fanno male perché sono delle multinazionali, e bla bla.

io come mi sono vista a kim ki-duk mi sono vista pure tutta la saga di american pie. tuttavia, potrei rispondere alle tue dissertazioni con un lunghissimo pippone stratosferico, del quale il 60% delle parole dovresti cercarle sul vocabolario. ma non lo faccio perché è inutile. tenere una mente aperta dalla cultura vuol dire avere troppa percezione del mondo e jastemare dalla mattina alla sera, e dubito che la tua sciarpa di lana in primavera e il tuo sguardo alla “vacca quando passa il treno” possano capire questo.

preferisco rispettare le mie origini e dirti solo: va’ aiz’ ‘a merd’.

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