che tristezza uagliù.
la tristezza è la gente che non si mangia un’emozione perché vuole apparire “dignitosa in ogni momento”. a me, onest’, mi appare solo come un grande dito in culo.
la tristezza è la femmina che con un solo atteggiamento butta nel cesso anni ed anni di lotte per i diritti della donna, che alla femmina in questione andavano tolti a priori.
la tristezza è la femmina di sopra che si riproduce pure.
la tristezza è la persona giovane che legge muovendo le labbra.
la tristezza sono i leggings con stampa animalier addosso a gente che si è mangiata il kebak, il negozio di kebab, e quello che fa il kebab. io non dico coco chanel, ma almeno una cosa decente. cioè, se io fossi in sovrappeso, propenderei per una cosa che mi valorizza le zizze, non il culo.
la tristezza è quell’infamità del mens brief bikini. detto tra di noi, non ho capito che c’entra la parola “mens”. e per chi dice la solita ovvietà del tipo “è da ricchioni”, io vi rispondo con le parole del mio amico ricchione: io a uno co’ chillu cos’ nguoll’ nun m’ ‘o chiavass’ manco se fosse l’ultimo gay sulla faccia della terra.
la tristezza è sapere che il mio ex, dexter, anche quest’anno, poterà il suo culo bianco e arrepecchiato a mare, traumatizzando intere generazioni di bambini. statt’ a cas’ e fai un’opera di bene per le generazioni future.
la tristezza è quando vince la zanzara e tu non vinci mai. ma mai mai.
la tristezza è, durante i mondiali “fratelli d’italia, l’italia s’è desta.. vai uagliù, forza italia, il paese del sole!“. poi l’italia perde e “ma ‘sti 4 sciem’ nun so’ buon’ proprio, che paese i merd‘, ja! ma chill’ rurmev proprij c’ ‘a zizza mmocc’“. bipolarismo —> :-(-:
sei una zincara
ti ringrazio