never alone

la paura della gente è sempre la stessa: morire da soli strozzati da una porpetta con il gatto che mangerà il tuo cadavere. anche se la mia paura è anche quella di non riuscire a leggere una email, di non finire un lavoro in tempo, di acchiappare quello che sta bisticciato con la saponetta in treno.

avendo accantonato, grazie a quel cesso con i pedali di dexter, la speranza di un compagno dotato di genitali maschili, ho riflettuto. male che va mi compro il cane che non si mangia il mio cadavere.

ma comunque, io tengo addirittura due anime gemelle. di quelle buone, di quelle che sono l’esatto prolungamento della tua uallera, di quelle che vi guardare e tenete le stesse palle a terra senza bisogno di dover dire niente. e ridete, alla fine.

una tiene i capelli rossi, gli occhiali grandi, ed è romanticamente pragmatica. è quella che, giustamente, all’enne elevata a potenza rottura di palle da parte di gente che piange e fotte a chi ride, disse: “io non posso concepire che tu stai soffrendo, e nella tua sofferenza devi cacare il cazzo a me“.

l’altra tiene i capelli castani, gli occhi grandi e nocciola, ed è romanticamente inquietante. è quella che si fece fare delle foto in riva al mare con una falce in mano. è quella che nella notte dei morti disse: “andiamo a sentirci il concerto al cimitero? *_*“.

se una di noi si arrecetta e cade con le mani nelle tasche, l’altra sta dietro a prenderla, o quantomeno a mettere le pezze a colori.

e quindi, per la questione porpetta>morte>gatto>faccia mangiata, tutto a posto. una troverà l’altra prima che il gatto decida di pasteggiare.

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