immagina, puoi

cambio di stagione, ma quello dei vestiti dico. ho trovato vestiti che, veramente, non so perché li ho acquistati. forse in quel momento ero temporaneamente cieca, o fatta a crack, o sotto l’effetto di mary popper. nossaccj.
l’acquisto compulsivo di roba lo riconduco sempre al film memento.

vestitino a quadrettini rossi e bianchi, stile contadina amish, che se non devo andare a fare un pic nic in mezzo agli hipster sul terminio, non so proprio a cosa possa servirmi. cioè, un fatto che se me lo metto e mi stendo, faccio la tovaglia a ora di pranzo. apparecchiatemi uagliù.

trench stile SS nazista, alla bastardi senza gloria per intenderci. mi servono solo gli anfibi e sto apposto, posso andare a bussare a casa di anna frank e chiederle se vogliamo giocare a nascondino.

una camicia con collo alla coreana, ma, ATTENZIONE, con due spacchi laterali che lasciano tutti i fianchi da fuori. un fatto che manco moira orfei quando era giovane. cioè, fa tanto baldracca giappocinese alla corte dell’imperatore, e gli dèi non vogliano mi si scambi per una meretrice. anche perché vi arriva ‘na capata mmocca. netto.

una borsa di un colore stranissimo (a metà tra il verde vomito e il beige psichedelico) a forma di ufo. ma fa che è veramente un ufo?

ad un certo punto, dovevo mettere da parte i costumi e, cosa strana, non trovavo i pezzi di sotto. poi mi sono ricordata che li ho adoperati come biancheria intima. un fatto proprio alla: immagina, puoi.

puoi fare figure di merda.

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