poco bike-friendly

io adoro la mia bici. prima di tutto perché era quella della mia madre new age, in seconda battuta perché permette al mio culo di sfidare la forza di gravità senza iscrivermi a palestre portatrici sane di zumba e altre cacate ibride.
ma non è facile essere bike lover dove abito io.

come namber uan ho dovuto superare l’onta hipsterista, poiché questi quattro sciarpadotati in qualsiasi stagione hanno sdoganato barba e bici come se fossero cose dell’epoca hipster.
uno con cui uscivo mi disse che se andavo in giri su una bici vintage ero hipster. inutile dire che, dopo quest’affermazione, si beccò un sonoro accir’t, con consequenziale interruzione di relazione. sono ipersensibile, non è colpa mia.

poi si è trattato di conservazione della specie, la mia specie.
quando sei in bici la gente, dove abito io, non ti vede.
oggi, stavo camminando per i fatti miei quando mi è quasi arrivato nei denti lo sportello di una macchina parcheggiata in doppia fila. care persone, gli specchietti laterali non servono solo a truccarvi, o ad aggiustare il ciuffo per il selfie che seguirà. cioè, ci stanno i filtri per sembrare nonilcesso.

per non parlare di quel poco di pista ciclabile occupata dai passeggini, che bell’ e buon’ sterzano e ti vengono addosso, e da pedoni con la camminata da ubriachi.
peccato che queste neo-mamme trovino me sul loro cammino.
una me a cui non piace particolarmente frenare in prossimità dei loro passeggini.

se stavamo ad amsterdam già vi avevo arrecettato.

fatemi stare queta, già fa caldo.

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