dalle, alle

dalle dipende alle dipende mi sveglio, e metto i piedi per terra, sperando che il piede che lascio penzolare nel sonno non si è addormentato; se sì, cado. e inizia la giornata veramente nel migliore dei modi.

dalle 10 alle 11 già mi sono scesa due macchinette di caffè, e sono diventata pazza.

dalle 11 alle 12 digrigno i denti, lavorando e prendendo altro caffè.

dalle 12 alle 13 digrigno i denti e faccio telefonate di lavoro, cercando di convincere le persone che sono un soggetto calmo e pacato, attenta ai bisogni dell’umanità, a tipo mary poppins senza quel ridicolo ombrello di merda e le canzoncine. intanto, mi viene fame e mi mangerei pure le mattonelle per terra.

dalle 13 alle 14 mangio, digerisco, e mi viene sonno. questo è il momento peggiore perché comincio a pensare: perché cazzo non sono nata ricca? a quest’ora mi potevo fare mille pisolini, con alfred il maggiordomo che mi preparava il caffè per quando mi svegliavo, deviava la gente che mi cercava dicendo, con l’accento inglese, che la signora sta facendo il suo riposino e non vuole essere cacata il cazzo, uccidetevi con una gillette fusion.

dalle 14 alle 15 digrigno i denti e lavoro. nel frattempo m’è venuto mal’ ‘e cap’, e comincio a sentirmi tipo super vicky, la bambina robot senza anima e dallo sguardo vitreo.

dalle 15 alle 16 penso che mi serve altro caffè. nel frattempo, un nembo cumulo comincia a manifestarsi sulla mia postazione lavorativa, qualcosa di oscuro e sinistro contribuisce alle piaghe mondiali. è la mia stessa presenza.

dalle 16 alle 17 perdo completamente qualsiasi emozione umana.

dalle 17 alle 19 il mio cervello comincia a parlarmi, e mi dice: io ti adoro lo sai, ma se te ne vai è meglio.

dalle 19 alle 20 riassunto giornaliero dei guai vari ed eventuali con amiche di merDenda. consequenziale avvilimento e distruzione mentale del mondo, inizio di una serie di cortometraggi mentali su come potrebbero andare situazioni immaginarie. finale a sorpresa a scelta tra: delirium tremens, atarassia e creazione di una serie di strunzate apocalittiche con le quali sfottiamo la gente.

dalle 20 in poi attività ricreative, tipo fissare il muro e pensare che, tutto sommato, sono invincibile, giacché anni fa sconfissi la mononucleosi con il paracetamolo.

2 pensieri su “dalle, alle

  1. Ogni volta ti leggo, non so perché, è come se tutto si colorasse. Tutto prendesse una vita ed una forma propria, anche il telefono che mi guarda e vibra. E mi guarda.
    – che è? – dice
    – non so, leggevo sta roba. Questa signora qui che beve caffè.
    – embhé?
    – no. Nulla. Mi chiedevo, con la caffeina nel sangue al posto dei globuli, l’idea del cibo ed telefono in mano…
    – che è?
    – no, dico, sta storia del cameriere con la lametta. La signora magari vuol comunicare altro. Non so. Un disagio. Un punto di vista che abbia una sfumatura filosofica tipo Nietzsche o sociologica tipo Fromm.
    – eh??
    – massí, dai. Hai notato l’incisività in quel passaggio in cui riferisce vorrebbe esser ricca? E quello del sonno continuo? E poi, su, il paracetamolo ed il muro da fissare di sera. Non ne hai notato le pulsioni vitali che cozzano con quelle oscure?
    Il telefono vibra per un secondo. Si spegne e si accende in un attimo. Mi si mette di traverso tra le mani, inclinato. E mi guarda. Si, so che mi guarda.
    – sient’a mme.
    Pronunzia lentamente.
    – ma tu, ssi normal?
    E lo dice con quell’accento partenopeo in cui sento la doppia s e l’accento grave sul finale di ogni parola.
    Ed allora sorrido, perché mi rendo conto di essere felice ogni volta mi approssimo alle tue righe.
    Vibra.
    Mi guarda di nuovo. Di traverso
    – scusa, tipo. “approssimo”?
    – ehm. Si. Approssimarsi. Avvicinarsi…
    – tu si frances’?
    – e…si…
    – mavvvaffanculovà!

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